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Prima pagina | Cronaca | 22 luglio mobilitazione dei lavoratori giudiziari contro il DL Tremonti

22 luglio mobilitazione dei lavoratori giudiziari contro il DL Tremonti

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Il 22 luglio sarà una giornata di mobilitazione dei lavoratori degli uffici giudiziari di Parma; tramite l’organizzazione di assemblea cittadina – presidio si renderanno note le ragioni dei lavoratori giudiziari e si informerà la cittadinanza sul rischio che corre il diritto alla giustizia. E' quanto si legge in una nota sindacale che critica aspramente il DL Tremonti sulla giustizia.

Gli effetti del Decreto Tremonti sulla giustizia -prosegue la nota - sono disastrosi: infatti il DL taglia le risorse quando sono necessari investimenti, riduce le dotazioni organiche quando sarebbe necessario incrementarle ed assumere nuovo personale.
I tribunali cascano a pezzi e non hanno personale sufficiente a farli funzionare: invece di varare una seria riforma che migliori il servizio e accorci i tempi dei processi si rende più difficile il lavoro dei dipendenti e si rischia la chiusura, mettendo in pericolo la fruizione di un diritto costituzionalmente garantito come quello alla giustizia.
A tutto questo si aggiunge la norma blocca processi inserita nel DL sulla sicurezza che porterà ad un ulteriore aggravio del lavoro negli uffici giudiziari e alla congestione  delle cancellerie.
Un piano di riorganizzazione e di investimenti  finanziari per la modernizzazione degli uffici giudiziari, che preveda il giusto riconoscimento della professionalità dei lavoratori, la stabilizzazione del personale precario, nuove assunzioni e la reinternalizzazione dei servizi,  è necessario e indifferibile per poter continuare a rendere questo servizio ai cittadini.

Per questi motivi le scriventi indicono per martedì 22/07/2008 un presidio pubblico da tenersi per il circondario di Parma  davanti al Tribunale di Parma  P.le Corte d’Appello dalle ore 09.00 alle ore 10.30 con attività di sensibilizzazione dei cittadini tramite volantinaggio
Invitiamo gli organi di informazione a presenziare a detto appuntamento.

 

 

LETTERA APERTA DEI LAVORATORI DEGLI UFFICI GIUDIZIARI

ANCORA TAGLI E PENALIZZAZIONI PER I LAVORATORI PUBBLICI,  LAVORATORI DELLA GIUSTIZIA NON CI STANNO

Il decreto legge n. 112 del 25 giugno 2008 reca un colpo grave alle già precarie condizioni di vita e di  lavoro negli uffici giudiziari ed è ingiusto  nel metodo perché impone per legge norme riservate alla contrattazione collettiva rimettendo in discussione i principii della riforma del rapporto di lavoro nel pubblico impiego (D.lgs 29/93 ora T.U. 165/01), senza dare attuazione al memorandum siglato lo scorso anno fra governo e OO.SS.  che evidenziava  la necessità di incidere maggiormente anche sulle responsabilità dei dirigenti.
Il provvedimento ha non solo natura inutilmente afflittiva perché interviene come una scure su diritti contrattuali di milioni di lavoratori pubblici che fanno onestamente il loro dovere, ma produce un danno economico tagliando i fondi per la contrattazione integrativa  ed un danno all’organizzazione del lavoro perché prevede tagli all’occupazione con il blocco del turn over e la sostituzione di un impiegato ogni 10 cessati dal servizio e blocca gli interventi varati nella precedente legislatura per la stabilizzazione dei lavoratori precari.
Ciò nella organizzazione giudiziaria può avere effetti devastanti, ancor più  in relazione alla norma sull’esonero dal servizio che, stante il cospicuo numero di dipendenti anziani, potrebbe portare ad un esodo di tale portata da compromettere drasticamente l’operatività degli uffici, tenuto conto che si sono già persi oltre 10.000 posti di lavoro nel corso di 10 anni e che vi è un’incidenza di carenza di organico che in molti circondari del territorio nazionale giunge ben oltre la soglia del 20%.
L’amministrazione della giustizia risulta fra le più penalizzate fra quelle che hanno subito  gli effetti dei tagli delle manovre finanziarie degli ultimi anni.
In questi anni un succedersi di interventi legislativi sui riti ha comportato un aumento del volume e dei ritmi delle procedimenti processuali.
La situazione sul fronte riqualificazioni professionali è bloccata da ben nove anni. I lavoratori pagano sulla propria pelle, nel contempo, l’aumento della complessità della macchina processuale e il taglio degli organici.
La giustizia è lenta. E’ vero . I lavoratori non disconoscono l’esistenza di un problema di efficienza del sistema, ma rivendicano la necessità che si faccia chiarezza sulle cause e sulle misure da apprestare.
Campagne mediatiche strumentali descrivono da qualche tempo i lavoratori pubblici come “fannulloni”.
Bene invitiamo i giornalisti e gli opinionisti che alimentano queste campagne a fare un’indagine negli uffici giudiziari e a verificare come si lavora e come si combatte quotidianamente per rendere un servizio qualificato e rispettoso dei tempi previsti dalle normative con organici quasi dimezzati in molte aree del paese.
In realtà non si può continuare a procedere con riforme a costo zero o a tagliare fondi per le tecnologie informatiche o procedere con lavoro precario ed esternalizzazioni di servizi e non affrontare l’unica riforma necessaria : quella della organizzazione del lavoro negli uffici giudiziari.
Un DDL approvato in commissione giustizia in un ramo del parlamento nella precedente legislatura affrontava nella sua concretezza il problema.
Questa è la vera emergenza del settore giustizia.
Chiediamo che l’attuale governo e parlamento la affrontino al più presto, pena l’impossibilità in gran parte dei circondari di dare continuità ai servizi erogati al cittadino.
Chiediamo al Ministro della Giustizia di farsi carico dei problemi della organizzazione giudiziaria.
In mancanza di questo anche gli interventi  indicati nel decreto legge Tremonti  in materia di giustizia si rivelano del tutto insufficienti.
Chiediamo alle istituzioni, ai magistrati agli avvocati e ai cittadini di essere al fianco dei lavoratori per la difesa del servizio pubblico e della qualità delle prestazioni a tutela dei diritti di cittadinanza.

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