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Ultras: trasferte a rischio per tutte le tifoserie

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Un anno dopo, ci risiamo. Il calcio e la politica italiana si trovano a fronteggiare nuovamente l'emergenza ultras e come è spesso accaduto in passato, potrebbero ricorrere a sanzioni pesanti contro l'intero sistema. Gli episodi di violenza di domenica scorsa nelle stazioni ferroviarie di Napoli e Roma e allo stadio Olimpico, che hanno visto coinvolti i tifosi napoletani (molti dei quali erano ultras) hanno creato un grosso polverone nel nostro Paese, suscitano l'ira del Sap (Sindacato autonomo di polizia) che alla riunione di ieri dell'Osservatorio sulle manifestazioni sportive, ha ribadito il proprio concetto: vietare kle trasferte a tutte le tifoserie italiane.

Un divieto da estendere anche a quelle tifoserie che fino ad oggi hanno dimostrato un comportamento corretto e non aggressivo. Il ministro dell'Interno Maroni condivide questa posizione e intanto oggi ha ufficializzato i provvedimenti contro la tifoseria napoletana: fino al termine del campionato i supporter del Napoli non potranno seguire la propria squadra fuori casa. I protagonisti dei disordini verranno individuati con le telecamere e saranno sottoposti a Daspo. Probabilità di porte chiuse per le altre partite considerate a rischio.

L'idea di vietare tutte le trasferte alle tifoserie italiane, ovviamente, sta generando l'ira di molti appassionati che ogni domenica si recano allo stadio semplicemente per assistere alla partita della propria squadra del cuore. "Impedire le trasferte (repressione) per mettere i tifosi davanti alla tv (a pagamento). Così come piacerebbe a Sky e alla Lega Calcio. Siamo alla "televisionizzazione" forzata?" è il parere dei Boys 1977, lo storico gruppo ultra di Parma. "Ovviamente ogni atto di vandalismo è deprecabile - continuano gli ultras nostrani - e ogni persona deve rispondere dei danni che procura ad altrui proprietà. Quando però certi fatti sono ingigantiti e stravolti, l'idea è che li si voglia utilizzare per altri scopi. Magari repressivi ed economici". 

Molte le tifoserie sotto la lente di ingrandimento dell'Osservatorio, compresa quella parmigiana che nell'ultimo anno è stata coinvolta in fatti di cronaca anche tragici, come la morte di Matteo Bagnaresi in una stazione di servizio nei pressi di Asti. E poi gli scontri nei pressi dello stadio Tardini  con i tifosi nerazzurri (ultima giornata dello scorso campionato di serie A), sebbene in quella circostanza l'ordine pubblico sia stato gestito in modo un po' superficiale.

Il rischio è generale: al minimo errore i tifosi resteranno a casa (Parma compresa). In altre parole: divieto di trasferte per tutti, anche se il altre circostanze il provvedimento si è dimostrato inefficace, perché i tifosi allo stadio e in trasferta ci vanno ugualmente, come è successo in occasione di Parma-Inter. La sensazione è che il problema sia lontano da una soluzione immediata, anche perché le leggi non sembrano adeguate a risolvere il problema e alcune disposizioni ai limiti della costituzionalità non possono essere l'unico medicinale per curare il male del calcio. Prepariamoci ad un'altra stagione di scontri e farse.

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