Coldiretti: l'agricoltura non può pagare per risolvere i problemi dei comuni
Le imprese agricole non possono essere chiamate a pagare per far fronte alle difficoltà finanziarie dei Comuni. Coldiretti Emilia Romagna con una lettera a tutti i sindaci della regione ha espresso il suo deciso no all’ipotesi di applicare l’Ici sui fabbricati rurali avanzata dall’Anci (Associazione nazionale dei Comuni italiani) regionale in una circolare che riprende un recente pronunciamento della Corte di Cassazione.
L’Ici sui fabbricati rurali, secondo Coldiretti, è illegittima in quanto si tratta di immobili già sottoposti a tassazione in base al reddito dominicale dei terreni. Nel caso venisse applicata la circolare Anci Emilia Romagna (che, peraltro, non ha nessun valore giuridico), tutti gli edifici rurali iscritti al catasto fabbricati si troverebbero a pagare un doppio tributo. A ciò si aggiunga che, non esistendo un preciso obbligo di accatastamento dei fabbricati rurali, si creerebbe disparità tra chi è chiamato a pagare e chi no. Si tratterebbe di una scelta contraria anche a norme costituzionali e, comunque, ingiusta verso i cittadini proprietari. Per questo, se venisse dato seguito alla circolare dell’Anci, Coldiretti è pronta a scendere in campo a fianco dei propri soci per tutelare i loro interessi presso gli organi competenti.“Poiché stimiamo che i fabbricati interessati possano essere oltre 200.000 – dicono i dirigenti Coldirettii – di fronte alle migliaia di ricorsi, che senz’altro i produttori avanzeranno contro le amministrazioni comunali, siamo pronti a segnalare alla Corte dei Conti la questione delle spese giudiziali che i produttori agricoli sarebbero costretti a sostenere sia come privati cittadini, sia come contribuenti”.
Prima di qualsiasi decisione, Coldiretti Emilia Romagna ritiene indispensabile attendere una norma chiarificatrice, che sciolga tutti i nodi della questione. L’opposizione della maggiore organizzazione agricola all’ipotesi dell’Anci si basa su motivazioni giuridiche prima ancora che economiche. Anche se la sentenza della Corte di Cassazione viene motivata con l’assenza dell’esenzione dei fabbricati rurali nel decreto legislativo che istituì l’Ici (vedi articolo 7 del Dls 504/92), c’è da rilevare – afferma Coldiretti – che nel 1992 i fabbricati che rispondevano ai requisiti di ruralità non dovevano essere iscritti all’allora catasto edilizio urbano, in quanto la rendita del fabbricato rurale è compresa nel reddito dominicale dei terreni. L’esclusione dal pagamento dell’Ici dei fabbricati rurali è attestata anche dalla circolare 50/E del 2000 e dalle istruzioni per la compilazione dell’Ici 2008 diffuse dall’Agenzia delle Entrate.
“Non è utile a nessuno, né agli amministratori pubblici né ai cittadini contribuenti, far fronte ad una mole di ricorsi, i cui costi – conclude Coldiretti – si riverserebbero comunque sulle casse pubbliche. Pur comprendendo le difficoltà finanziarie dei Comuni dopo la soppressione dell’Ici sulla prima casa, crediamo che non debbano essere chiamati a pagare i contribuenti agricoli, soprattutto in una situazione di difficoltà economiche e in vista di un delicato periodo di scelte politiche”.
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