"La sfida di una città a misura di famiglia"
“La sfida di una città a misura di famiglia” non è solo il titolo del convegno nazionale in corso oggi a Parma e promosso dal Comune insieme al Forum della associazioni familiari, ma anche una provocazione forte a istituzioni, imprese e società civile: la provocazione che tale sfida si può vincere, uscendo da una logica assistenzialista ma investendo sulla famiglia come risorsa primaria della società attraverso politiche tariffarie, approccio sussidiario ai servizi alla persona, riorganizzazione dei ritmi lavorativi e urbani. Attorno a questo “si può” ruotano sia gli interventi della mattina, che hanno messo a fuoco due tematiche in particolare, le politiche locali orientate a un effettivo “welfare sussidiario” ...
... e la conciliazione famiglia-lavoro, sia la presentazione, nel pomeriggio, del Manifesto del Network europeo delle città per la famiglia, di cui Parma si è fatta promotrice.
“Parma è famosa per la qualità della vita - spiega il sindaco Pietro Vignali - ma noi vogliamo dare a questa espressione un significato più profondo e più equo, facendo della nostra città un laboratorio e un esempio. In questa prospettiva la famiglia non è solo un soggetto da tutelare per gli importanti compiti sociali svolti, ma anche perché il suo ben-essere si lega in modo virtuoso ad una società più sana, più felice, più ricca”.
Al convegno hanno partecipato anche Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con delega sulla famiglia, Luisa Santolini, vice presidente della Commissione Affari Sociali della Camera, Isabella Menichini, vice capo-gabinetto del Ministero del Lavoro, Salute e Politiche Sociali.
Le politiche locali per la famiglia
L’amministrazione comunale di Parma ha scelto di realizzare politiche per la famiglia, costituendo un’apposita Agenzia per la Famiglia interassessorile.
“Questo significa - sottolinea Cecilia Maria Greci, che ne è la responsabile - che la famiglia non è più un settore di intervento da aggiungere agli altri, ma che ogni ambito di vita della comunità (trasporti, lavoro, scuola, servizi sociali…) assume la famiglia come prisma interpretativo e come partner degli interventi: non assistita ma risorsa, soggetto attivo”.
Da qui scelte importanti della municipalità parmense, come la riduzione del 50% dell’addizionale IRPEF 2008 per le famiglie con due figli a carico e il rimborso totale per quelle da tre figli in su, le agevolazioni sulle rette dei servizi per l’infanzia per le famiglie numerose e affidatarie, le riduzioni progressive sulla TIA (tariffa Igiene Ambientale) per le famiglie da tre a più figli a carico, il progetto della Family card, per dare alle famiglie agevolazioni e sconti negli esercizi commerciali e sui servizi.
Come per la Provincia Autonoma di Trento, intervenuta con Luciano Malfer, dirigente Servizio per le politiche sociali e abitative, la strada delle politiche locali passa attraverso la sussidiarietà e la valorizzazione del terzo settore e dell’associazionismo familiare.
Una nuova concezione del welfare che, come ha sottolineato Pierpaolo Donati, ordinario di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi all’Università di Bologna, va in tre nuove direzioni:
* il superamento della distinzione moderna fra pubblico e privato: la sfera pubblica viene ad essere riferita a tutti quei soggetti e attività che rendono un servizio alla comunità;
* una nuova coesione sociale: un welfare delle opportunità che valorizza la capacità di soggetti primari e secondari di creare reti fiduciarie e cooperative e di realizzare un’effettiva integrazione sociale;
* una diversa concezione del bene comune, che si fonda anche sui beni relazionali, come quelli della famiglia e dell’associazionismo.
Organizzazione sociale e conciliazione famiglia-lavoro
E’ proprio partendo dalla definizione sociologica di famiglia come relazione di piena reciprocità tra i sessi e le generazioni che Giuseppe Barbaro, vice presidente del Forum delle Asscoiazioni familiari lancia il guanto della sfida sul tema del lavoro: “La famiglia è il luogo dove si genera la nuova offerta di lavoro ed è il soggetto che fornisce la prima educazione e socializzazione al lavoro per le nuove generazioni. Eppure essa è sacrificata a impostazioni ideologiche che hanno impedito che nel nostro Paese si avesse una regolamentazione decente e praticabile ad esempio del part-time e di altre forme di lavoro flessibile, con il risultato di favorire la formazione di enormi sacche di lavoro nero. Un ripensamento anzitutto culturale delle politiche di conciliazione famiglia-lavoro è oggi improcrastinabile”.
Riccardo Prandini, docente di Sociologia della famiglia all’Università di Bologna, rilancia: “Siamo chiamati a riflettere sui modi in cui la conciliazione può avvenire: all’interno dell’azienda mediante l’organizzazione del lavoro; con il sostegno di specifici meccanismi di audit; attraverso regole e procedure esterne (leggi nazionali, regionali, etc.) e con il sussidio dei servizi pubblici e privati. In particolare siamo chiamati a riflettere sulle cosiddette Alleanze per la famiglia, dispositivi di relazione tra attori sociali diversi che collaborano per il benessere dei cittadini”.
Per il mondo dell’impresa parla Paolo Barilla, vicepresidente dell’omonima azienda parmense, che racconta l’impegno della Barilla a costruire per i propri dipendenti “le condizioni ideali per esprimere al meglio le proprie capacità professionali, attraverso impegni e contributi concreti che facilitino la vita delle persone e delle loro famiglie”: si va dal part-time e telelavoro a facilitazioni pratiche come la banca interna, lo spaccio aziendale, le convenzioni con oltre 150 esercizi; dalla presenza in azienda di assistente sociale e servizio medico e infermieristico a strumenti di aiuto come fondo di solidarietà, prestiti, borse di studio, facilitazioni per l’asilo nido, centri estivi.
Quanto alle famiglie, anch’esse hanno rischi da evitare e compiti da svolgere, non meno degli altri soggetti in campo, come avverte Francesco Belletti, direttore CISF (Centro Internazionale Studi Famiglia): le famiglie devono uscire dal proprio privato, devono far sentire la propria voce, esplicitando - da sole o associate - richieste, domande, bisogni, proteste, e devono mettersi insieme per costruire dal basso e non a tavolino una città a misura di famiglia”. Un messaggio approfondito nella tavola rotonda fra associazioni e operatori in programma nel pomeriggio.
Il network europeo delle città per la famiglia
Il convegno di oggi è il primo appuntamento di un intenso programma di sperimentazioni, studi, tavoli di confronto, buone prassi, proposte che il Comune di Parma, insieme con il Forum delle associazioni familiari intende avviare con l’iniziativa del Network europeo delle città per la famiglia. Aggregando municipalità simili per dimensioni e caratteristiche a Parma, i promotori si propongono di sviluppare non solo esempi positivi in Italia e all’estero, ma anche una cultura politica e sociale nuova (cfr. Manifesto) che, riconoscendo il ruolo sociale che la famiglia assolve - accoglienza e cura delle fasi più delicate e bisognose della vita del singolo (infanzia, malattia, vecchiaia) e generazione e educazione dei futuri cittadini - si traduca in forme concrete di tutela e sostegno, dai regimi tariffari, contributivi e retributivi ai servizi.
A presiedere la presentazione del network, il segretario generale della Federazione europea delle associazioni familiari, Stefan Nacke, il sindaco di Parma, Pietro vignali e, in collegamento video, il ministro del Lavoro, Salute e Politiche Sociali, on. Maurizio Sacconi.
Il Convegno “La sfida di una città a misura di famiglia” è stato realizzata con il contributo di Barilla, Parmalat e Unione parmense degli Industriali e con i patrocini del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, del Dipartimento per le Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio, dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia Romagna.




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