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Prendi un piccolo fatto vero...: la storia d'Italia in un dialogo continuo tra pubblico, attore e autore

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Prendi l'Italia, paese in cui, come ha cantato qualcuno, «ci passa la storia con un passo da signorina». E poi prendi un grande autore, di quelli che si possono odiare o amare ma ignorare mai. Uno come Edoardo Sanguineti (nella foto). Prendi un teatro e rendilo vivo, con gli spettatori coprotagonisti e sul palco un attore di quelli bravi, uno come Lino Guanciale. Mescola il tutto ed otterrai uno di quegli spettacoli che meritano di essere visti. Prendi un piccolo fatto vero..., in scena nei giorni scorsi a Teatro Due, è questo ed altro.

E' un dialogo continuo ed appassionato che vede coinvolti da una parte il pubblico e l'attore, dall'altra il grande poeta, presente virtualmente con i video dei suoi interventi e con le sue poesie. In mezzo, oggetto di discussione, la Storia d'Italia. Quella bella dei giorni felici della Liberazione, quella dura degli anni cinquanta, quella sorprendente degli anni del boom economico e poi del Sessantotto, quella di piombo degli anni del terrorismo e delle stragi, quelle che portano a chiedersi chi è Stato. «La violenza è il frutto del capitalismo impazzito» ci dice Sanguineti.

E se sul palco vanno in scena gli anni Ottanta, quelli in cui Ferrara invitava i comunisti ad arricchirsi, e la caduta del Muro, quello di Berlino ovviamente, Sanguineti non può che dirci che «la fine delle ideologie è solo la fine della coscienza di classe». Perché il novantotto per cento della popolazione mondiale è proletariato e sottoproletariato. Solo che adesso non lo sanno più. E allora la pentola sul palco non può che bollire. Ma fare in modo che il fuoco non si spenga, e soprattutto metterci il contenuto, quello spetta a noi. Va in scena il teatro di narrazione in viale Basetti. Va in scena la sua tradizione migliore, quella fatta di rabbia e poesia. Ma va in scena anche un attore che non solo rompe, ma supera, sbriciola la quarta parete e rende il teatro un grande, immenso dialogo collettivo.

Magistrale Lino Guanciale, ottima la regia di Claudio Longhi, per un lavoro che parla a tutti ma soprattutto ai giovani e che merita di essere visto.

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