Fondo regionale per i familiari delle vittime sul lavoro
Un minuto di silenzio. Profondo, intenso. Silenzio per ricordare Leonardo Carrara deceduto due giorni fa in seguito alle ustioni riportate nell’incidente alla clinica Città di Parma. E’ iniziato così, ricordando quel lavoratore e la sua famiglia, l’incontro di presentazione svoltosi oggi in Provincia della nuova normativa regionale che istituisce un fondo a favore dei familiari delle vittime sul lavoro.
“E’ una legge che si occupa delle conseguenze che avvengono nelle famiglie quando accadono queste tragedie – ha spiegato Donatella Bortolazzi capogruppo nell’Assemblea legislativa regionale dei Comunisti Italiani che ha proposto la legge - Un fondo strutturato e organizzato, continuativo nel tempo e per questo impegnativo per la Regione, che cerca di evitare la dispersione scolastica e vuole accompagnare il percorso di un bambino dal nido all’università, rimborsando tutte le spese effettivamente sostenute”.
“Un incidente sul lavoro spezza la vita di chi muore, con conseguenze pesanti su chi rimane – ha detto Manuela Amoretti, assessore provinciale alle Politiche del lavoro e Formazione professionale – fare questa scelta significa riconoscere quei giovani come figli di una comunità che ha il dovere di occuparsi di loro.”
Sono oltre 100 i morti sul lavoro, ogni anno, in Emilia Romagna. A Parma secondo i dati Inail (al 31 ottobre 2007) sono stati 15; complessivamente 9276 gli incidenti. Numeri che parlano di drammi e che chiedono risposte.
“ La sicurezza sul lavoro è un problema avvertito da tutti ma ancora non si riesce a dare concretezza ad un’azione per ridurlo C’è un punto discriminante ed è il fatto che nelle aziende bisogna abituare imprenditori, lavoratori, capisquadra a fare la valutazione del rischio”.– ha detto Paola Manzini assessore regionale alle Politiche del Lavoro e formazione. Proprio il suo assessorato è ora all’opera sul regolamento applicativo della legge attraverso il quale si cerca di risolvere questioni come quelle della retroattività che secondo Manzini il provvedimento deve avere per i figli di caduti sul lavoro ancora minorenni.
Gianluca Ugo, portando l’adesione dell’Anmil nazionale alla legge ne ha messo in evidenza due aspetti: “il primo punto importante è che non è trascurato l’infortunio in itinere. Il secondo aspetto rilevante è dato dal fatto che è una legge a 360 gradi che pensa anche ai lavoratori in nero che purtroppo esistono”.
“ Nel nostro Paese si legifera molto e a volte troppo, ma con questa legge la regione ha dato un grande segnale di attenzione e interesse su un problema concreto” – ha detto l’on Motta rimarcando la necessità di procedere nei luoghi di lavoro con la valutazione del rischio.
“ Si parla molto di sicurezza, riferendosi spesso a questioni che attengono all’ordine pubblico. Ma la sicurezza è un tema più ampio, che richiama l’educazione e la formazione – ha sottolineato Gabriele Ferrari assessore provinciale alle Politiche scolastiche, chiudendo l’incontro – la disattenzione nasconde una mancanza di cultura e la necessità di una migliore qualità dell’educazione e dell’educazione anche su queste questioni, ed è un compito di tutti noi che siamo qui. Le comunità che vogliono crescere si danno strumenti operativi. Poter assicurare ai figli delle vittime sul lavoro il sostegno del loro percorso di apprendimento è un segno di civiltà e di grande intelligenza”.
Approvato all’unanimità il 29 aprile scorso dall’Assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna, il fondo si prevede sia attivo da settembre.
La legge prevede che la Regione sostenga i figli delle vittime con i redditi più bassi, per garantire il diritto allo studio e contrastare i rischi d’abbandono o dispersione. Il testo si compone di 7 articoli e prevede che le risorse del fondo regionale possano essere integrate da entrate provenienti dallo Stato, da persone fisiche o giuridiche; potranno accedere al fondo i figli delle vittime che rispondano a precisi requisiti (non abbiano ancora 25 anni, il genitore sia residente in Emilia-Romagna al momento del decesso, il reddito del nucleo familiare non superi quanto indicato annualmente dalla Giunta regionale secondo i criteri ISEE). Sono finanziabili le tasse di iscrizione, le rette di frequenza, l’acquisto di libri di testo, l’acquisto di ausili scolastici per portatori di handicap, il servizio mensa, l’abbonamento al trasporto pubblico; le risorse del fondo sono destinate al rimborso delle spese sostenute e documentate per l’iscrizione e la frequenza a scuole e università pubbliche, pareggiate, parificate e private.
Questi contributi potranno essere riconosciuti anche per gli eventi mortali verificatisi “in itinere”, lungo i percorsi stradali verso il lavoro.
All’incontro di oggi a Parma hanno presenziato amministratori e rappresentanti delle associazioni di volontariato, fra questi l’assessore provinciale Ettore Manno, il sindaco di San Secondo Roberto Bernardini, l’assessore di Traversetolo Emma Iovino, la consigliera di Parità Silvana Melegari, Rita Buzzi direttore amministrativo dell’azienda Ospedaliero-universitaria di Parma, Mirco Moroni della Direzione dell’Azienda Usl, Alberto Mutti, presidente dell’Anmic, Rocco Caccavari presidnete dell’associazione Marino Savini.
I dati
Sono oltre 100 i morti sul lavoro, ogni anno, in Emilia Romagna. A Parma, secondo i dati Inail (al 31 ottobre 2007) nel settore industria, commercio e servizi, sono 8.315 il totale degli incidenti sul lavoro denunciati dalle aziende: 13 i morti, 559 le persone con inabilità permanente, 7943 che hanno subito inabilità temporanea. Sono in maggioranza uomini (5907). Nel settore agricoltura hanno subito infortuni sul lavoro 774 persone (661 maschi) : 1 morto, 61 invalidità permanenti, 712 temporanea. Fra gli statali il totale risulta 187 ( 128 femmine), di cui 1 morto, 19 invalidità permanenti, 167 temporanee



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