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Economia in rosso: in un anno sono fallite 93 società

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Il quadro generale dell'economia locale esce malconcio dopo il secondo crack in due anni, quello della Guru. Una situazione aggravata anche dai dati diffusi in questi giorni dall'Istat che riassume in pochi dati le imprese in difficoltà e quelle che hanno già chiuso la propria attività. Numeri che non possono passare inosservati, soprattutto se si pensa che nel 2006 giorno sono stati emessi in media quattro assegni scoperti...

... per un valore che supera i 10 milioni di euro. Per non parlare del numero delle società fallite nel parmense, ben 93 in un solo anno (2006). La maggior parte di queste aziende appartenevano al settore terziario. Mentre nel settore industria il comparto più in difficoltà è quello delle costruzioni. Numeri che non raffigurano un disatro di proporzioni gigantesce, per carità, ma diffondono una certa preoccuopazione, soprattutto dopo i guai economici e giudiziari della Guru di Matteo Cambi e famiglia. A proposito: domani i legali presenteranno domanda di scarcerazione.

L'Istat ha diffuso anche altri dati, sempre dello stesso tenore: 1.500 gli assegni a vuoto per un valore di circa 10 milioni di euro. 3.500 i pagherò contestati. Oltre 60 milioni andati in fumo.

In Emilia Romagna, però, c'è chi sta peggio, dato che la maglia nera spetta a Ravenna dove le aziende fallite sono state 92 con un danno economico di 115 milioni. Al secondo posto Bologna. Nella "classifica" degli assegni a vuoto in testa c'è Reggio Emilia.

 

E Tremonti lancia un altro allarme: "Non c'è nessun tesoretto"
"Non c'è nessun tesoretto". Con queste parole, Giulio Tremonti ha esordito in aula nella giornata della discussione sulla manovra economica. Il ministro ha smentito l'esistenza di una "ricchezza giacente o nascosta" ereditata dal governo precedente, e ha invece ricordato come nel 2008 sia precipitata una situazione già grave. Se nel 2007 il rapporto deficit-Pil era all'1,9% e la crescita era stimata a +1,5%, a giugno di quest'anno i dati erano già peggiorati al 2,5% e allo 0,5%. Nelle sue dichiarazioni Tremonti ha detto che con una manovra del genere "si interrompe una storia finanziaria negativa che ci ha portato ad avere il terzo debito pubblico al mondo senza essere la terza economia mondiale", auspicando il varo del decreto e rivendicando il nuovo metodo inaugurato con l'anticipo delle misure della finanziaria che prima "occupava nove su 12 mesi". "La scelta del ministro Tremonti è una scelta molto semplice: noi siamo un paese a crescita zero e con un deficit molto elevato. L'eredità che i governi che ci hanno preceduto ci hanno lasciato è di un debito pubblico del 106% rispetto al Pil" ha detto Berlusconi difendendo la manovra. Per intervenire si possono scegliere "due strade: aumentare le imposte e andare contro lo sviluppo mettendo le mani nelle tasche delle imprese e dei cittadini italiani, oppure diminuire le spese partendo dagli sprechi, dai privilegi e dalle cose inutili. Noi abbiamo scelto questa".

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