Neverland e lo show negato con il corpo di Jackson (di Matteo Persivale)
Il giornalista del Corriere della Sera Matteo Persivale torna a parlare di Michael Jackson, della sua morte e di tutte le notizie che stanno circolando in questi giorni. Un vortice incredibile di voci, supposizione e testimonianze. In particolare i funerali e la sua sepoltura.
di Matteo Persivale
L’ultimo tour di Michael Jackson — condannato a produrre milioni di dollari anche da morto, come gli zombie del suo video più famoso, «Thriller» — macabro show itinerante fortemente voluto da papà Joe, dai creditori, dai numerosi «manager», naufraga tra le carte bollate, le ingiunzioni degli avvocati, le perquisizioni della polizia in cerca di sonniferi tanto forti da anestetizzare un cavallo («Mi implorava di fargli un’endovena, 'fammi dormire' piangeva, ma io glielo dicevo che il Propofol poteva ucciderlo, chi mai poteva avergli prescritto un farmaco così potente», ha confessato ieri l’infermiera Cherylin Lee) somministrati al cantante nei suoi ultimi giorni, caotici e disperati.
Lo show naufraga travolto da un testamento con tante clausole strane e umilianti emerse ieri: i tre figli, due dei quali secondo US Weekly hanno come padre biologico il dermatologo di Jackson, Arnold Klein (quello che in un mese gli prescrisse 48 mila dollari di farmaci, il budget di un piccolo ospedale) saranno affidati alla mamma del cantante, ottantenne: le succederà, se si trovasse impossibilitata a prendersene cura, la 65enne Diana Ross: e c’è da notare che soltanto qualcuno che si aspetta di morire giovane sceglierebbe di affidare i propri figli piccoli a persone di 30 e 15 anni più vecchie).
Si ferma il piano per trasformare il ranch di Neverland, ipotecato e disabitato dal 2005, nella Graceland di Michael Jackson, con visite a pagamento al mausoleo funebre (già in frettolosissima costruzione dall’altro ieri, tra betoniere e imprese di costruzione convocate d’urgenza), ristorante, negozi di dischi e souvenir, karaoke bar, giostre per i più piccoli, reliquie: niente corteo funebre, niente camera ardente con la popstar in una teca di vetro omaggiata dai fans in processione, icona miracolosa per i conti banca di familiari e manager.
I pugni e le minacce di Joe Jackson, padre spietato e Capitan Uncino del Peter Pan del pop, riuscivano a far paura al piccolo Michael — che a distanza di decenni, ormai adulto, veniva preso da crisi di nausea al pensiero di incontrare suo padre — e a farlo esercitare ancora, per ballare più veloce, per cantare con più brio insieme ai suoi fratelli più grandi, i Jackson 5 che resero Joe ricco e potente. Ma adesso nessuno obbedisce più a Joe: né la polizia di Los Angeles, poco disposta a scortare un corteo funebre per 140 chilometri di autostrada trafficatissima sul lungo oceano e le stradine statali fino a Neverland, 5225 Figueroa Mountain Road, tra i boschi per milionari di Los Olivos.
Falliscono anche i tentativi di Thomas J. Barrack, tra gli uomini più ricchi d’America secondo Forbes, re delle speculazioni edilizie e vicino di Jackson che aveva salvato il ranch fermandone l’asta fallimentare quando la popstar aveva smesso di pagare le spese esorbitanti. Barrack aveva scritto una lettera aperta di tono mistico- sentimentale agli abitanti di Los Olivos chiedendo loro di accogliere a braccia aperte milioni di visitatori, pellegrini del culto di «Jacko».
Barrack era riuscito perfino a arruolare il governatore Arnold Schwarzenegger (che la villa, tanto, ce l’ha a Malibu) nel tentativo di aggirare le leggi dello Stato che impediscono sepolture al di fuori dei cimiteri. Ma le autorità della contea, l’ufficio dello sceriffo che faceva presente come le stradine di Los Olivos non avrebbero potuto reggere l’impatto di un milione di visitatori, ma neanche di 100 mila, hanno battuto la famiglia Jackson, Barrack, Schwarzenegger. Si avvicina così l’ipotesi di un funerale e di una sepoltura a Los Angeles — ma non sabato 4 luglio, festa dell’indipendenza. Quando, complice il giorno di festa, l’impatto dei fans potrebbe essere troppo massiccio perfino per il LAPD, l’unico distretto di polizia americano che ha in dotazione anche tank anti-sommossa. In attesa, ovviamente, della prossima mossa di papà Joe.




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