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Prima pagina | Politica | Motta: "Il decreto sulla sicurezza è l'indulto di Pdl e Lega"

Motta: "Il decreto sulla sicurezza è l'indulto di Pdl e Lega"

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“Il decreto sulla sicurezza approvato ieri dalla maggioranza al Senato è un indulto mascherato”, questo il commento della deputata del PD Carmen Motta dopo la votazione di quello che è stato rinominato il decreto salva-premier. “Cosa non si è detto dell’indulto votato nella scorsa legislatura anche da Forza Italia e Udc! Allora per essere varato furono necessari i 2/3 del Parlamento" continua a dire la Motta

"Oggi lo si è fatto con un decreto legge. La Lega aveva sostenuto che con l’indulto il centro sinistra si schierava dalla parte dei delinquenti senza preoccuparsi della sicurezza dei cittadini. Ora per sospendere un processo che riguarda il Presidente del Consiglio ha votato un provvedimento che blocca per un anno reati molto gravi: sequestro, rapina, furto in appartamento, stupro e violenza sessuale, aborto clandestino, usura, sfruttamento della prostituzione, bancarotta fraudolenta e frode fiscale, violenza privata e maltrattamenti in famiglia, corruzione, detenzione abusiva di armi e l’elenco sarebbe ancora lungo. Questa è la criminalità “minore” che riguarda la quotidianità dei cittadini e che da ieri va in frigorifero. Processi sospesi e un mare di carta per avvertire le parti in causa. Un vero colpo al funzionamento della giustizia. Criminalità minore”.

“Mentre si interviene sull’emergenza rifiuti in Campania con questo decreto  si sospendono i processi per traffico di rifiuti. Le finalità della Carta dei Sindaci, sostenuta dal Ministro Maroni e da lui firmata proprio a Parma, sono state disattese perché molte delle iniziative contenute sono vanificate in partenza con il rischio che per molti di questi reati, oggi congelati, si arrivi alla prescrizione; questa procedura infatti accelera i processi per i cosiddetti “fatti più gravi”, contemplati dal decreto. Se il Governo – conclude la Motta - avesse voluto varare un pacchetto sicurezza degno di questo nome allora la norma della sospensione dei processi per i reati puniti fino a 10 anni di reclusione e commessi fino al 30 giugno 2002 non sarebbe proprio dovuta comparire nel testo. Ancora una volta i fatti personali e giudiziari che riguardano il Presidente del Consiglio sono stati considerati più importanti della sicurezza dei cittadini”.
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