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Risparmio energetico: il comune di Fontanellato è primo nel parmense

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Risparmio energetico di luce, acqua e gas nelle case e nuove tecniche costruttive: il binomio è siglato dagli standard regionali che prevedono per i Comuni la possibilità di incentivare, attraverso i propri strumenti urbanistici, l’utilizzo di fonti rinnovabili e materiali edili idonei. Ma soprattutto obbligano con le nuove norme a dimezzare i consumi energetici degli edifici residenziali.

Indicano, inoltre, nell’avvio della certificazione energetica la strada da percorrere. All’avanguardia in questo senso è il Comune di Fontanellato, primo nel parmense, a portare in consiglio comunale la proposta di variante al regolamento urbanistico-edilizio con l’introduzione di queste nuove tecniche costruttive.

Dal 1 luglio ci sarà infatti l’obbligo per i nuovi edifici di non superare i 70-80 kw e di stilare una classificazione che individui i rendimenti più virtuosi.

E’ il vicesindaco con delega all’Urbanistica Domenico Altieri a illustrare obiettivi e vantaggi a tutela dell’ambiente e della sostenibilità eco-compatibile: “Da parte nostra abbiamo approvato in consiglio comunale il primo tassello di attuazione del piano energetico regionale che darà un grande contributo al risparmio energetico e l’avvio a un forte processo di innovazione nel settore abitativo che rappresenta circa un terzo dei consumi energetici nella regione - ha sottolineato –. Oggi un edificio consuma mediamente 160-180 kw al metro quadrato. Dal 1° luglio ci sarà l’obbligo per i nuovi edifici di non superare i 70-80 kw e di una classificazione che individui i rendimenti più virtuosi”.

«Siamo il primo Comune ad attuare il piano energetico regionale – ha proseguito - Sulla base dei dati sono le abitazioni a utilizzare circa un terzo della potenza energetica totale in Emilia Romagna per cui, nell'ottica di risparmio economico e minore inquinamento atmosferico, con le nuove norme si impone da subito il dimezzamento dei consumi abitativi. Il nuovo provvedimento dispone l'utilizzo obbligatorio delle fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica per una potenza da installare non inferiore a 1 kW per unità abitativa».

Il settore civile è responsabile per il 40 per cento delle emissioni di gas di serra e oggi un edificio spende mediamente 170 kW al metro quadro ma ci sono margini di miglioramento

Quali sono i principali consumi energetici negli edifici residenziali? “Si va dal riscaldamento al raffrescamento e l’illuminazione degli ambienti, la produzione di acqua calda sanitaria ad esempio”.

Cosa dispone in merito alle fonti rinnovabili il provvedimento? “L’utilizzo obbligatorio delle fonti rinnovabili in base al fabbisogno di energia di ogni singolo edificio. In particolare, nel caso di edifici di nuova costruzione – o edifici esistenti oggetto di ristrutturazione integrale o in occasione di nuova installazione di impianti termici- l’impianto di produzione dell’energia termica dovrà essere progettato in modo che almeno il 50% del fabbisogno di acqua calda sanitaria sia coperto da fonti rinnovabili. Le “classi energetiche” riguarderanno anche l’installazione degli elettrodomestici”.

“Per gli edifici che rispettano gli standard minimi di prestazione energetica (cioè i 70-80 kw al mq) al fine di favorire interventi di riduzione dei consumi energetici sia sugli edifici esistenti che sulle nuove costruzioni, lo spessore delle murature esterne, della tamponatura o dei muri portanti, il maggiore spessore dei solai e tutti i maggiori volumi e superfici necessari all'esclusivo miglioramento dei livello di isolamento termico o di inerzia termica  degli edifici, sono considerati per definizione di 30 cm. Gli stessi elementi invece non sono affatto considerati nel calcolo dei parametri edilizi nei casi di edifici classificati in classe A e B. L’introduzione di questa norma consente, di fatto, di avere un incentivo in termini di volumetria realizzabile in cambio di investimenti in eco-compatibili”. 
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