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Parma, scoppia la grana Falcone

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Il caso è aperto: Giulio Falcone, la cui posizione di separato in casa nel Parma è storia nota e ampiamente illustrata anche su queste colonne negli ultimi giorni, è passato al contrattacco. Il giocatore, che si allena assieme a un preparatore, ha inviato al Parma un telegramma di contestazione di violazione dell’art. 7 dell’accordo collettivo firmato da Assocalciatori, Federcalcio e Lega, chiedendo il reintegro effettivo nella rosa.

Intendiamoci: ufficialmente Falcone non è fuori rosa, ma non si allena con la squadra (lo dimostrano le dichiarazioni dei compagni, in settimana, e quelle stesse del ds crociato Andrea Berta) perché non rientra nei piani della società.
 E così, assistito dall’avvocato riminese Umberto Calcagno, consulente dell’Aic ed esperto di questioni giuslavoristiche, il difensore ha inviato la contestazione alla società che, dall’arrivo della contestazione telegrafica stessa, ha tre giorni per porre rimedio alla situazione onde evitare che il giocatore e l’avvocato Calcagno inoltrino un ricorso al Collegio Arbitrale della Figc per capire se, nel caso del giocatore, sia in atto una qualche forma discriminatoria da parte del Parma calcio.
Si tratta di un caso di tipo giuslavoristico, dunque non relativo al diritto sportivo, ma di natura prettamente civilistica: in questo caso, infatti, si parla di diritto del lavoro, in quanto in ballo potrebbe esserci una causa di mobbing applicato al calcio, una causa che porterebbe alla richiesta, da parte del giocatore, di un risarcimento relativamente al danno provocato dal comportamento della società.
Ora, è d’obbligo una precisazione definitoria sul termine “mobbing”. Dal punto di vista legale, con “mobbing” non si intendono trattamenti illeciti, ma semplicemente trattamenti conformi al lavoro finalizzati però a procurare un danno al lavoratore stesso, spesso con la finalità di “costringere” il lavoratore ad andarsene (in genere licenziandosi) per una propria e precisa volontà. Più o meno, è quello che è capitato a Falcone: in questo caso, anche le parole a dire il vero piuttosto incaute del ds («Falcone non rientra nei piani tecnici della società e per questo non partecipa alle sedute tattiche. La decisione gli era stata comunicata prima dell’inizio della preparazione: si è cercata una soluzione sul mercato in grado di soddisfare tutte le parti, ma purtroppo non si è trovata») finiscono per essere un punto a favore della contestazione di Falcone.
Il quale, va detto, ha chiesto quello che l’avvocato Calcagno chiama «reintegro effettivo»: «Il giocatore - ci ha spiegato Calcagno - non partecipa in maniera completa agli allenamenti della squadra. Qui non si parla dell’impegno della partita, ma degli allenamenti, per questo chiediamo il reintegro effettivo. Mercoledì abbiamo inviato la contestazione secondo le modalità previste, e la società ha tempo tre giorni dal ricevimento del telegramma per rimediare. Ora noi siamo in attesa del comportamento del club, aspettiamo l’evolversi della situazione». E qui c’è l’aut aut: o Falcone tornerà ad allenarsi regolarmente con i compagni, o sarà battaglia legale. Ancora Calcagno: «Posto che l’interesse di Falcone è solamente quello di allenarsi normalmente, è chiaro che ci se non avremo riscontri siamo pronti a inoltrare ricorso al Collegio Arbitrale per verificare la presenza di qualche discriminazione. Sia chiaro: è una situazione che vogliamo evitare, sarebbe solo l’extrema ratio, perché tutti ci auguriamo che la situazione possa rientrare». E cioè che Falcone si alleni «tassativamente con modalità non diverse da quelle della prima squadra».
Falcone, dunque, non ci sta, e legittimamente anche. E se le dichiarazioni di Berta «sono la ciliegina sulla torta» (Calcagno dixit) perché confermano le modalità di allenamento differenti, ora la palla passa al Parma e a Cagni, chiamati a reintegrare il difensore che ora attacca. Il rischio? Trovarsi una grana notevole dal punto di vista economico (si chiederebbe un risarcimento pari al 20% almeno dell’ingaggio lordo annuale: a proposito, il contratto di Falcone scade nel 2009), oltre che relativamente all’immagine della società.

 

Lorenzo Longhi 

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