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La difesa di Cagni: "Non sono diventato un rimbambito"

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L'allenatore del Parma Luigi Cagni

«Allora: parlo io, devo difendere il mio lavoro». Quasi una dichiarazione spontanea, quella resa da Gigi Cagni ieri a Collecchio. Come in tribunale: si è sentito messo sul banco degli imputati, alla sbarra, il tecnico crociato, e ha voluto difendersi con una conferenza stampa fiume. 52 minuti di autodifesa, e di accuse, anche: alcune chiare, con obiettivi precisi. Altre più enigmatiche, oscure verrebbe quasi da dire, ma con bersagli precisi che Cagni sa.

Gli argomenti toccati a difesa sono stati i più disparati: dal campionato al mutato atteggiamento nei suoi confronti di stampa e tifosi, da non meglio precisati «sciacalli» a questioni puramente tattiche dalla certezza di riuscire nell’impresa alla difesa di mercato e società.
E, proprio come se fosse una dichiarazione spontanea, così, con le sue parole più rappresentative, vogliamo farvela leggere. Un fiume in piena, pressoché ininterrotto. Ognuno ne tragga poi le conclusioni che ritiene più opportune.


«In questo momento è giusto, forse normale che stia succedendo - non lo so - mi sento a posto con la mia coscienza, non sono mai stato attaccato personalmente, ma tengo al Parma come voi non immaginate nemmeno. Come allenatore posso essere attaccato, ma negli ultimi dieci giorni ho preso tante di quelle sportellate in faccia che sembra sia diventato un rimbambito. E’ una cosa strana, io devo razionalizzare e ho pensato a quello che sta accadendo. Allora, prima cosa: quando ho parlato con il presidente, a inizio stagione, non mi ha detto di vincere il campionato nelle prime cinque partite. Mi ha detto di andare in A. Quando sono arrivato, tutti hanno detto che ero l’allenatore giusto, con l’esperienza giusta, quello che conosce la categoria. Tutti mi osannavano, adesso cosa sono diventato, deficiente? In sette giorni? State parlando di esonerare? Sono diventato improvvisamente stupido? Sono a tre punti dai play off, sono tre giorni che mi stanno massacrando e dicono che devo andare via».


«Sapevo che la squadra avrebbe avuto delle difficoltà, l’avete detto anche voi che sarebbe stato un problema adattarsi alla serie B. Lo sapevo, l’ho detto subito. Lo stiamo facendo».
«Con il Rimini abbiamo pareggiato con loro che hanno segnato il gol della domenica, ma meritavamo di vincere. Amichevole col Siena, 4-1, tutti fenomeni. Con l’Ancona, 4-1, tutto bene e tutti fenomeni. Poi perdiamo a Bergamo e Grosseto, e in quattro giorni l’allenatore è diventato un demente e i giocatori scarsi. Faccio molta fatica a razionalizzare. Le valutazioni vanno fatte per quello che sono».


«Non stiamo giocando bene, non ho mai detto che stiamo giocando bene. Potete criticare sotto l’aspetto del gioco, ma martedì ho visto una squadra che ha dato tutto, ho sentito che questa squadra sta capendo la serie B. E a Brescia mi sento di dire che faremo la prestazione».


«Voi pensate che il campionato si vince in cinque partite soltanto, che il campionato si vince adesso? Io so come si vince la B».
«Razionalmente poi mi sento di difendere il mio lavoro. Ma la cosa che mi fa veramente schifo, in questo mestiere, è che quando le cose non vanno bene vengono fuori gli sciacalli, quelli che non mettono mai il muso, non dicono mai le cose in faccia. Se lo dicessero in faccia, sarebbero uomini, così fanno schifo. Mi infastidisce prendere cazzotti in faccia dai vigliacchi».
«Se poi dite che c’è da cambiare l’allenatore, per me non è un problema. Io vado avanti per la mia strada, combatto. Ne esco, so che ne esco, sono convinto che a Brescia faremo la prestazione della vita. Questo io voglio, ma i giocatori danno il massimo e a loro non posso imputare nulla».
«Io so per certo che la società vuole bene a questa squadra. Il presidente si è arrabbiato per la prestazione, a Grosseto, e ha ragione».
«Se io vado a Brescia come a Grosseto, e perdo, mi devi mandare via sì».


«Sono andato a vedere i gol subiti: guardateci bene, in quelle occasioni non ci siamo mai sbilanciati tatticamente. Sono state disattenzioni perché tutti vogliono fare gol e non siamo equilibrati. Il problema è che tutti vogliono fare di più, sono troppo tesi».
«La squadra è convinta, io la vedo così. Sbagliamo per ansia».
«Il direttore sportivo è stato massacrato, non c’entra niente».


«Il tifoso può dire tutto, perché è passionale e irrazionale, ma chi lavora intorno no. Il tifoso può dire: mi piace, non mi piace. Ma io chiedo pazienza, sennò... pazienza».
«I Boys? Non so cos’hanno scritto sul sito, mi hanno detto, ma non so. Ma martedì, sotto la curva, mi hanno detto di dare di più. Solo questo, mica di andarmene via».
«Abbiamo bisogno di serenità, anch’io. Se uno dà tutto e viene criticato, non è il massimo della vita».

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