Mimmo Di Carlo presenta Mantova-Parma: "Punto tutto su Lucarelli e Godeas"
Sabato non sarà allo stadio. Non perché la partita gli sia indifferente, né per evitare di incontrare tante persone con cui ha vissuto per diverso tempo a stretto contatto. Domenico Di Carlo, semplicemente, preferisce evitare una situazione che comunque creerebbe almeno un minimo di imbarazzo. Quello del doppio ex, ma è proprio per questo motivo che, forse, non c’è nessuno meglio di lui per anticipare e presentare Mantova-Parma di sabato al Martelli.
Di Carlo, dove eravamo rimasti?
«Al 10 marzo, direi, il giorno in cui sono stato esonerato. Da allora, ho preferito non entrare mai troppo nel merito di ciò che riguardava il Parma».
Sabato, però, sarà una partita da amarcord per lei.
«Sì, inevitabilmente».
Che Mantova-Parma sarà?
«Si affrontano due squadre che vengono da vittorie importantissime, perché per il Mantova vincere in casa del Sassuolo è stato un grandissimo risultato, e il Parma ha superato una candidata alla promozione come l’Empoli. Sono queste le vittorie adatte a dare la spinta e l’autostima necessaria all’ambiente».
Ma in classifica sono entrambe in ritardo...
«Hanno rose molto più forti rispetto a tante squadre. Il Parma più del Mantova. Alla lunga la qualità verrà fuori. Tra chi si giocherà la promozione, ci saranno anche loro, non falliranno».
Chi vede come favorite?
«Le tre retrocesse, assieme a Brescia e Mantova, forse il Bari e la sorpresa Vicenza. Poi c’è il Sassuolo che di sicuro arriverà sino in fondo».
L’allenatore del Sassuolo poteva essere lei...
«Ho fatto una scelta, inutile tornarci su».
Da tecnico libero, ha visto il Parma di recente?
«Non dal vivo, ma l’ho seguito informandomi».
Che idea s’è fatto?
«Il Parma viene da un cambio di allenatore: significa che qualcosa non ha funzionato. Ora con Guidolin può rimettersi in carreggiata, anche perché c’è tempo. Lo auguro al Parma e allo stesso Guidolin».
Già, Guidolin. Il tecnico veneto è stato uno dei maestri di Di Carlo, assieme a Ulivieri, Con Guidolin, a Vicenza, Mimmo esordì in serie A, vinse una Coppa Italia e giocò in Coppa delle Coppe. Ovvio che, se per Di Carlo Mantova significa tantissimo, Guidolin non significa meno. Sarà anche Lori contro Ghirardi...
«Due presidenti giovani e ambiziosi, due che vogliono ottenere risultati. Lori vuole la A, una categoria che ancora gli manca: lo conosco, sono sicuro che ci arriverà, perché è il suo traguardo. Ogni anno aggiunge qualità alla squadra: prima Godeas, che io non avevo, ora Locatelli».
Fu dura dire addio al Mantova?
«Sfiorammo la A al terzo anno, dopo il quarto però c’erano due strade, come ogni volta che un rapporto dura a lungo: o si cambiava una parte importante della squadra, un po’ come ha fatto la Lazio adesso, o l’allenatore. E’ una questione di stimoli. Mantova mi ha dato molto, credo di non essere stato da meno».
A Parma la storia iniziò con un calcio nel sedere e si chiuse con un esonero. Fa ancora male?
«Allenare il Parma per me è stato un onore. Un club di tradizione, con una storia importante, il primo che mi ha dato fiducia in serie A, una piazza vivibile, una grande esperienza».
Però?
«Però sono accadute tante cose, che pure fanno parte del gioco. Comunque sia, mi dispiace moltissimo vedere il Parma in B».
Al di là degli errori, il suo parve anche un esonero di piazza.
«A me dispiace solo che la gente abbia conosciuto un Di Carlo diverso da quello che è. Fino a quel 10 marzo ho fatto di tutto per salvare la squadra, è andata come è andata: tanti punti persi nei finali, due gare maledette, e non per il gioco che mostrammo, contro Fiorentina e Inter. E il rammarico per l’infortunio di Budan».
Ha pagato quello?
«Ho pagato il... curriculum. Voglio dire: ero quello giovane e inesperto in una piazza che veniva da una storia importante, questo ha fatto sì che alcuni giudizi siano stati, diciamo così, troppo drammatici. Forse, con un po’ di pazienza...».
Parla di Ghirardi?
«No, dico in generale: se Ghirardi mi ha esonerato, era perché pensava fosse la soluzione migliore per cambiare in positivo la stagione, non per autolesionismo».
Poi, chi l’ha sostituito di meglio non ha fatto. Tutt’altro, e sì che era un nome esperto e pubblicizzato, Cuper. Ma anche questo fa parte del passato: Di Carlo la faccia ce l’ha messa, nel curriculum si trova un esonero (il primo e unico), ma anche più esperienza. La travagliata storia con Morfeo («Si trattava di gestire Morfeo e il gruppo, più che il gruppo e Morfeo»), in equilibrio sul filo di tante e diverse necessità, tecniche e di... gestione di risorse. Basti pensare, e riflettere, su quanti e quali siano stati i capitani la scorsa stagione. Forse era arrivato nel momento sbagliato, Di Carlo. Che, ora, attende di rimettersi in corsa.
Tornando all’attualità, al Martelli chi saranno gli uomini chiave?
«Godeas e Lucarelli, due che hanno ancora fame e possono colpire quando meno te lo aspetti anche se fanno poco nel corso della gara».
Ma il verdetto non sarà definitivo.
«Esatto. I distacchi veri e propri verranno fuori tra un mese e mezzo. Ma, certo, meno tempo si perde...».
Lorenzo Longhi



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