Farmers Market, il successo della vendita "chilometri zero"
Si ripeterà sabato prossimo, 7 giugno, e per i prossimi sabati a venire in via Imbriani, il Farmers Market, promosso dal Comune di Parma e che ha avuto inizio sabato 24 maggio con grande affluenza di compratori. L’iniziativa è in linea con la prima rete di punti vendita a chilometri zero, nata di recente in Italia, che offrono prodotti del territorio senza dover percorrere lunghe distanze prima di giungere in tavola...
...in attesa che anche sul territorio nazionale le principali catene commerciali si impegnino a segnalare in etichetta le emissioni di gas ad effetto serra provocate dal trasporto dei cibi in vendita. La Coldiretti italiana ha commentato positivamente l’impegno del Presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy a realizzare una «etichetta carbonio» che indica le emissioni di anidride carbonica da apporre sui prodotti alimentari.
Il progetto nazionale a «chilometri zero» della Coldiretti ha l’obiettivo inoltre di far riconoscere quei locali (ristoranti, osterie, gelaterie) che utilizzano prodotti del territorio (vino, olio, salumi, formaggi, latte, frutta, verdura e fiori) acquistati direttamente dalle imprese agricole. «In Veneto - sottolinea la Coldiretti di Parma - il circuito a km zero annovera già tra gli aderenti dall’osteria di Padova alla gelateria di Verona, dallo snack bar di Treviso ai vari ristoranti nel veneziano fino alle mense collettive di Rovigo, riconoscibili da una apposta targa. Progetto che vogliamo portare anche nel territorio parmense. “
La possibilità di fare acquisti di prodotti alimentari che non producono inquinamento da trasporto è gestito da agricoltori locali che offrono esclusivamente prodotti delle proprie aziende : quasi 50 attualmente le imprese agricole dove è possibile acquistare sempre e direttamente prodotti aziendali, di cui una prima selezione è disponibile sul sito www.coldiretti.it al link “terranostra”.
Una famiglia che consumi prodotti locali e di stagione e che faccia attenzione agli imballaggi- sostiene un recente studio della Coldiretti - può risparmiare fino a 1000 chili di anidride carbonica (CO2) l’anno poiché ad esempio per trasportare a Roma un chilo di ciliegie dall’Argentina in aereo per una distanza di 12mila km si liberano 16,2 kg di anidride carbonica (CO2), mentre per un kg di pesche dal Sudafrica nel viaggio di 8mila chilometri si emettono 13,2 kg di CO2 e, infine, gli arrivi di ogni kg di uva dal Cile producono 17,4 kg di CO2.
«C’è un numero crescente di consumatori su scala mondiale che vuole acquistare prodotti freschi, naturali, del territorio, che - continua la Coldiretti - non devono percorrere grandi distanze con mezzi inquinanti e subire lunghi tempi di trasporto prima di giungere sulle tavole. La sensibilità di alcune catene della grande distribuzione commerciale europee nel cogliere i cambiamenti nel comportamenti dei consumatori ha già portato in alcuni casi alla scelta di dedicare ampi spazi sugli scaffali a prodotti del territorio o a segnalare all’opposto, con particolari accorgimenti, i prodotti provenienti da Paesi lontani con rilevanti costi ambientali».
È il caso, ricorda la Coldiretti, di una grande catena di distribuzione inglese che applica un aeroplanino sulle confezione della frutta e verdura importate da altri continenti, o di altri gruppi che ospitano all’interno dei loro locali un vero mercato per la vendita diretta imprenditori agricoli-consumatori.”
In Italia esistono già le norme per la diffusione di questi Farmers Market (i mercati esclusivi degli agricoltori in città) fortemente sostenuti dalla Coldiretti che ha messo in atto una serie di iniziative per consentire ai consumatori di fare scelte di acquisto che non inquinano e salvano il clima.
Si va dall’introduzione dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza dei cibi in vendita alla richiesta della disponibilità di spazi adeguati nella distribuzione commerciale dove poter acquistare alimenti locali che non devono essere trasportati per lunghe distanze, all’offerta di prodotti regionali in mense scolastiche ed ospedaliere, alla promozione delle vendita diretta degli agricoltori che sulla base delle esperienze di altri paesi potrebbe raggiungere fino al 15 per cento del mercato alimentare.
(Anna Maria Barbato)



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